La Profondità di campo – prima parte

La Profondità di campo – prima parte

La profondità di campo è uno dei principali aspetti creativi che un fotografo ha a disposizione. Per chi è alle prime armi con la fotografia digitale, prendere dimestichezza con la profondità di campo, potrebbe essere un po’ complicato. Questa infatti dipende da diversi aspetti che bisogna considerare durante la fase di ripresa di una fotografia.

Ma vediamo di comprendere meglio che cosa è la profondità di campo, per poi andare piano piano ad approfondire tutto il discorso. Tranquillo alla fine di questa lezione avrai tutti gli elementi per potere esercitarti e migliorare. Per fare un altro passo avanti in questa meravigliosa passione che è la Fotografia.

Cos’è la Profondità di campo

In fotografia, la profondità di campo, è quella zona dell’immagine in cui gli oggetti appaiono nitidi, nonostante il piano di fuoco sia limitato ad una specifica distanza.

Se hai seguito le mie precedenti lezioni su “la messa a fuoco in Fotografia” saprai già che quando esegui la messa a fuoco su un soggetto la fotocamera riesce a mettere a fuoco solo ad una specifica distanza. Nonostante questo, oggetti più vicini o più distanti, possono risultare nitidi in una fotografia. L’ampiezza di questa zona di “apparente nitidezza” può variare.

Da un’ampiezza molto piccola, quasi impercettibile, può essere così estesa da far percepire tutto ciò che è all’interno del fotogramma come se fosse nitido. Questa zona di apparente nitidezza prende il nome di “Profondità di Campo“. Ma come ho detto, la perfetta messa a fuoco è solo ad una distanza specifica. Tutto quello che si trova prima o dopo il punto di messa a fuoco, e che percepiamo come nitido, in realtà ha una sfocatura. Questa però è talmente piccola da non essere percepita dall’occhio umano, che da la sensazione che tutto sia a fuoco.

Il fotografo ha la possibilità di variare l’ampiezza della profondità di campo, in base a 3 fattori principali che la influenzano. Tenendo conto della scena che si trova davanti e degli aspetti creativi che vuole inserire nella fotografia, la profondità di campo ha un valore decisivo nella buona riuscita di uno scatto.

Generalmente, nella fotografia di paesaggio, si tende ad avere tutto nitido, dal primissimo piano fino all’orizzonte (anche se non è una regola). In un ritratto si preferisce sfocare lo sfondo per isolare e dare rilevanza al soggetto. Ma come fare per regolare correttamente la profondità di campo? vediamo prima di tutto cosa la influenza.

Cosa influenza la Profondità di Campo?

La Profondità di Campo è influenzata principalmente da tre fattori, come ho detto prima. Questi fattori sono:

  1. L’apertura del diaframma
  2. La lunghezza focale
  3. La distanza dal soggetto

A questi se ne aggiunge un quarto, sul quale il fotografo non ha effettivamente molto controllo, del quale ti parlerò più avanti. Per il momento vediamo uno per uno questi primi tre fattori.

Profondità di campo in relazione al Diaframma

Come abbiamo detto nella lezione “La Fotocamera: Diaframma, Otturatore, ISO” di questo corso di fotografia, il diaframma influisce sulla quantità di luce che arriva al sensore. Ma un altro effetto della variazione dell’apertura del diaframma è proprio sulla profondità di campo. Infatti quando apriamo il diaframma questa diminuisce, mentre se chiudiamo il diaframma la stessa aumenta.

Per meglio comprendere possiamo dire che la PdF è inversamente proporzionale all’apertura del diaframma, ovvero ad un’apertura più piccola (valori di F più alti), corrisponde una maggiore profondità di campo. Al contrario, ad un’apertura più grande (valori di F più bassi come 1.8 – 1.4), corrisponde una minore profondità di campo.

Per comprendere meglio, se manteniamo invariate lunghezza focale e distanza dal soggetto, otterremo una maggiore profondità di campo se scattiamo a F/11 piuttosto che a F/2.8. Nell’immagine seguente puoi vedere in maniera semplificata, come l’apertura del diaframma influisce sulla PdF.

Diaframma e profondità di campo
Questa immagine fa parte dell'infografica sui fondamenti dell'esposizione che ho creato e la puoi trovare nella pagina del corso di fotografia.
Un semplice esercizio

Ecco un esercizio molto semplice, che ti premette di comprendere bene ed acquisire dimestichezza con la profondità di campo.

  • Prendi tre oggetti (bottigliette, macchinine, bambole ecc.) e disponili in fila su un tavolo, ad una distanza di almeno 30 cm l’uno dall’altro.
  • Con la tua fotocamera posizionati davanti agli oggetti ad una distanza di 1,5 metri.
  • Imposta la fotocamera su priorità di diaframma o su manuale, in modo la poter regolare solo il diaframma, lasciando invariati gli altri parametri.
  • Mettendo a fuoco sul primo oggetto (quello più vicino a te) fai un primo scatto con la massima apertura di diaframma consentita dalla tua fotocamera.
  • Chiudi il diaframma almeno fino ad F/16 o più senza variare gli altri parametri (assicurati di avere abbastanza luce, altrimenti allunga i tempi di esposizione) ed esegui un altro scatto.
  • Adesso puoi esaminare i due scatti. Noterai che nel primo, l’oggetto più vicino sarà a fuoco e gli altri saranno completamente sfocati. Nel secondo, tutti gli oggetti saranno a fuoco o quasi.

Un’altra cosa che potrai notare è come l’aspetto generale delle due fotografie sia completamente diverso. Nella prima, il soggetto a fuoco, assume molta più importanza rispetto alla seconda. Proprio questa differenza rende la profondità di campo un’importante risorsa sotto l’aspetto creativo.

Profondità di campo in relazione alla lunghezza focale

Un altro parametro che bisogna tenere in considerazione nel calcolare la profondità di campo è il tipo di obiettivo che stai utilizzando. In maniera più specifica la lunghezza focale. Ho parlato della lunghezza focale nella lezione sui tipi di obiettivo di questo corso. Se vuoi puoi fare un ripasso.

Qui vediamo come la lunghezza focale influisce sulla profondità di campo. A parità di diaframma e di distanza dal soggetto, possiamo vedere come un obiettivo con una lunghezza focale maggiore, generi un’immagine con una profondità di campo minore. Se per esempio stai utilizzando un teleobiettivo da 200 mm otterrai una PdC molto ridotta rispetto ad un obiettivo da 24 mm.

Questo è uno dei motivi per cui si scelgono i teleobiettivi per fare fotografie di ritratto. Da una parte si evitano le distorsioni prospettiche, proprie delle lenti grandangolari, dall’altra, la ridotta profondità di campo, permette di isolare il soggetto dallo sfondo.

Per altri generi fotografici come il paesaggio, la fotografia astronomica ecc. si prediligono lenti grandangolari. Questo perché, mentre da una parte permette di riprendere un’ampia porzione del paesaggio, dall’altra consente di avere tutta la scena nitida, dal primo piano fino all’orizzonte.

Per esercitarti anche su questo aspetto della profondità di campo, puoi utilizzare lo stesso esercizio di prima, variando soltanto la lunghezza focale. Usare un’ottica zoom, naturalmente, ti agevolerà. Esegui gli scatti prima alla minima lunghezza (24 mm per esempio) e poi alla massima. Poi confronta i due scatti.

Profondità di campo in relazione alla distanza dal soggetto

La distanza dal soggetto è un altro parametro che influenza la PdC. Come nei casi precedenti variando la distanza dal soggetto (o distanza del punto di messa a fuoco), abbiamo come conseguenza una variazione della PdC. Nello specifico se il soggetto è molto vicino alla fotocamera, la PdC sarà molto ridotta. Al contrario se il soggetto si trova molto distante, la PdC aumenta.

Per avere un esempio eclatante, puoi considerare il risultato di una fotografia macro. Infatti questo genere di fotografie sono spesso caratterizzate da una ridottissima profondità di campo, essendo riprese ravvicinate. Come puoi vedere qui di seguito, il primo piano e lo sfondo sono completamente sfocati e la parte nitida della foto ricopre una profondità di circa un millimetro.

profondità di campo nella fotografia macro

Se consideriamo la PdC in relazione alla distanza dal soggetto, dobbiamo renderci conto che dosarla in questo caso, come anche in alcuni casi della lunghezza focale, potrebbe essere ostico. Bisogna usare questo sistema con molta attenzione.

Avvicinandoti o allontanandoti dal soggetto ha come effetto un cambio dell’inquadratura. Potresti includere oggetti indesiderati nel fotogramma quando ti allontani, o avere un’inquadratura troppo stretta se ti avvicini. Per questo motivo, personalmente ritengo che la distanza dal soggetto sia l’ultimo dei casi da considerare nella regolazione della profondità di campo.

La PdC in relazione al sensore della fotocamera

Come ti dicevo c’è un quarto fattore che influenza la profondità di campo, del quale quasi nessuno parla, soprattutto in corsi di fotografia online come questo. E’ la PdC in relazione al sensore della fotocamera. Prima ti dicevo che su questo fattore il fotografo ha controllo solo in parte. Mi riferivo al fatto che l’unico controllo che hai su questo quarto fattore è al momento della scelta della tua fotocamera.

Non potrai sostituire il sensore della fotocamera ogni volta che vorrai aumentare o diminuire la PdC. Ma al momento della scelta della tua prossima fotocamera sarà uno degli aspetti che potrai considerare: Le dimensioni del sensore.

Si anche le dimensioni del sensore influiscono sulla PdC. Qui scendiamo un po’ più sul tecnico, ma sappi che maggiori sono le dimensioni del sensore, minore sarà l’estensione della PdC. Cerchiamo di comprendere meglio perché avviene questo.

Approfondimenti

Come abbiamo visto precedentemente, la PdC, dipende dalle caratteristiche dell’obiettivo (Lunghezza focale e apertura del diaframma). Quindi a parità di parametri, una stessa ottica produce la stessa profondità di campo sia su un sensore piccolo (APS-C, 4/3 ecc.) che su uno più grande (Full Frame).

Un sensore piccolo però fa un crop dell’immagine, ovvero ritaglia l’immagine rispetto ad un sensore di formato più grande. Nell’immagine seguente puoi vedere le sezioni di ritaglio dei vari sensori.

fattore Crop dei sensori e profontità di campo

Come puoi vedere un’ottica montata su una fotocamera full frame produrrà un’immagine diversa che se montata su una APS-C o micro 4/3 ecc. Per ottenere la stessa immagine di una full frame, mantenendo la distanza dal soggetto, una APS-C dovrebbe ridurre la lunghezza focale di un fattore pari a 1,5. Una 4/3 dovrebbe ridurla di un fattore pari a 2 e così via fino ai sensori più piccoli.

Ne consegue che se con la full frame scatti con una lunghezza focale di 80 mm, su una APS-C dovrai scattare a 50 mm per ottenere la stessa immagine, mantenendo la stessa distanza dal soggetto.

Quindi si può fare un confronto a parità di immagine prodotta. Utilizzando la stessa lente, ma con lunghezze focali diverse, a seconda delle dimensioni del sensore, possiamo vedere le differenze sulla profondità di campo. In questo caso una caratteristica ottica degli obiettivi è che per lunghezze focali minori, a parità di apertura e di distanza dal soggetto, producono una profondità di campo maggiore.

A questo punto, tenendo in considerazione che non è possibile fare un confronto a parità di lunghezza focale a causa del crop dei sensori più piccoli, dobbiamo effettuare il confronto a parità di immagine (o a parità di angolo di campo restituito sui diversi formati di sensore).

Quindi, a parità di immagine prodotta, di apertura e di distanza dal soggetto, più si usa un sensore grande, maggiore sarà la lunghezza focale della lente utilizzata per produrre lo stesso ingrandimento, e quindi minore sarà la profondità di campo.

Vantaggi dei sensori più grandi

Naturalmente i vantaggi dei sensori Full Frame rispetto a quelli più piccoli sono diversi. Se vuoi puoi approfondire alla lezione “La Fotocamera – Il Sensore” di questo corso. Ma qui mi concentro sull’aspetto della profondità di campo. Infatti un sensore Full Frame ha capacità di sfocato (PdC ridotta) che un sensore APS-C non può eguagliare.

Ovvero un diaframma f/2 su Full Frame, sfoca molto di più di un diaframma f/2 su APS-C, facendo riferimento a lunghezze focali che restituiscono lo stesso angolo di campo sui due formati di sensore. Questo è un grande vantaggio sotto l’aspetto creativo a favore dei Full Frame. Questi ultimi ti permettono di staccare maggiormente il soggetto dallo sfondo con un effetto Bokeh più accentuato.

Puoi comprendere come un sensore più grande, possa offrire maggiori libertà e spunti creativi rispetto a sensori più piccoli. Spesso l’effetto Bokeh è quasi invisibile in sensori di piccole dimensioni.

Sfocare lo sfondo torna utile, non solo quando vuoi far risaltare il soggetto, ma anche nella creazione di composizioni minimalistiche dove lo spazio negativo ricopre una certa importanza.

Altri fattori che influenzano la PDC

Un altro fattore che può influenzare la profondità di campo è la dimensione dei pixel: a parità di dimensione del sensore, minore è la dimensione dei pixel minore sarà la profondità di campo. Quindi fotocamere Full Frame con un’alta concentrazione di pixel come ad esempio 50 Mpixel tenderà ad avere una profondità di campo minore rispetto ad un modello full frame con ad esempio 24 Mpixel. Ciò rende le fotocamere ad alta densità di pixel un po’ più esigenti da usare se si vuole ottenere una buona profondità di campo e quindi più dettagli a fuoco nell’immagine.

Anche questa lezione giunge al termine, ma non finisce qui! Continueremo ed approfondiremo il discorso sulla profondità di campo nella prossima lezione. esamineremo il concetto di “distanza iperfocale” gli aspetti creativi della PdC e molto altro.

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